3 – Alimentiamo il fuoco
Il protagonista: il suo presente e la sua backstory.
I personaggi principali, schede dei personaggi.
I personaggi principali, schede dei personaggi.
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3– Alimentiamo il fuoco
Il protagonista tridimensionale: il suo passato, presente e futuro
I personaggi principali, secondari e comparse
Schede dei personaggi
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Ti diamo il benvenuto alla terza lezione del Forgiastorie!
Senti già il calore provocato dalle fiamme alimentate dagli elementi che hai sviluppato nelle due lezioni precedenti?
Diamo un’occhiata a quello che dovresti aver ottenuto:
Senti già il calore provocato dalle fiamme alimentate dagli elementi che hai sviluppato nelle due lezioni precedenti?
Diamo un’occhiata a quello che dovresti aver ottenuto:
- obiettivo esterno contenuto nel plot
- difetto fatale del protagonista
- prime idee di ambientazioni
- posta in gioco drammatizzata
- primi abbozzi di ostacoli, conflitti interni, conflitti esterni, sfide
Mica male!
Abbiamo un’ottima notizia: con questa lezione le fiamme della forgia diventeranno ancora più potenti, perché è ora di dare un’identità al protagonista (o ai protagonisti) della tua storia.
Ti ricordiamo ciò che ti abbiamo accennato nelle precedenti lezioni: nel Forgiastorie, quando parleremo di “protagonista”, lo faremo indicando un singolo personaggio. Se la tua storia ne prevede più di uno, dovrai seguire per ognuno le stesse indicazioni per la loro caratterizzazione.
Inoltre, dato che la lingua italiana è sprovvista di forme neutre, per semplificare la prosa il più delle volte useremo il maschile, ma naturalmente ogni cosa che diremo varrà anche nel caso di protagoniste femminili.
Ci divertiremo, saremo come dei giornalisti che intervistano grandi attori del cinema. Cominciamo!
Ti ricordiamo ciò che ti abbiamo accennato nelle precedenti lezioni: nel Forgiastorie, quando parleremo di “protagonista”, lo faremo indicando un singolo personaggio. Se la tua storia ne prevede più di uno, dovrai seguire per ognuno le stesse indicazioni per la loro caratterizzazione.
Inoltre, dato che la lingua italiana è sprovvista di forme neutre, per semplificare la prosa il più delle volte useremo il maschile, ma naturalmente ogni cosa che diremo varrà anche nel caso di protagoniste femminili.
Ci divertiremo, saremo come dei giornalisti che intervistano grandi attori del cinema. Cominciamo!

Da ricordare – Il protagonista
Il protagonista è il personaggio attorno al quale ruota tutta la storia; come vedremo presto, potrebbe essere corretto dire che lui stesso è la storia. Ecco alcune caratteristiche che lo/la rendono subito riconoscibile:
- ha un difetto fatale
- ha una posta in gioco drammatizzata da conquistare
- pesa su di lui l’obiettivo del plot e di conseguenza gli ostacoli, i conflitti e le sfide da affrontare
- è molto caratterizzato all’interno dell’opera
- ha nemici primari (di qualsiasi natura essi siano)
In pratica, quasi tutto il lavoro che hai fatto finora è servito in larga parte per arrivare a delineare il suo profilo.
Si rende necessario conoscere il protagonista come se fosse un tuo parente stretto o un caro amico.
Deve essere attrattivo, ovvero avere delle caratteristiche che possano affascinare il lettore. Ricorda: se il tuo protagonista è scialbo o poco interessante, tutto il tuo romanzo ne sarà “depotenziato”.
Non basta: deve essere molto caratterizzato e avere gusti, opinioni, carattere, antipatie e simpatie e una storia alle sue spalle: la famosa backstory (ne parleremo a breve).
Più lavorerai sul suo profilo, più il lettore potrà immedesimarsi in lui o lei, ed è proprio ciò che vogliamo per la tua storia: deve essere il lettore stesso a vivere gli accadimenti al suo posto, soffrire o gioire al suo posto, provare dolore per una perdita o sconfitta o la gioia di un trionfo inaspettato.
Deve essere attrattivo, ovvero avere delle caratteristiche che possano affascinare il lettore. Ricorda: se il tuo protagonista è scialbo o poco interessante, tutto il tuo romanzo ne sarà “depotenziato”.
Non basta: deve essere molto caratterizzato e avere gusti, opinioni, carattere, antipatie e simpatie e una storia alle sue spalle: la famosa backstory (ne parleremo a breve).
Più lavorerai sul suo profilo, più il lettore potrà immedesimarsi in lui o lei, ed è proprio ciò che vogliamo per la tua storia: deve essere il lettore stesso a vivere gli accadimenti al suo posto, soffrire o gioire al suo posto, provare dolore per una perdita o sconfitta o la gioia di un trionfo inaspettato.
In pratica, esattamente come una persona reale, deve essere “tridimensionale”. Com’è possibile ottenere questo effetto? Lavoriamo appunto su tre dimensioni:
- Il suo passato: la backstory
- Il suo presente: le sue caratteristiche attuali
- Il suo futuro: la storia che dovrà affrontare e diventerà il tuo romanzo, e che d’ora in poi chiameremo “arco di trasformazione”, termine ripreso dall’opera di Dara Marks
Al momento occupiamoci del suo presente e del suo passato: l’arco di trasformazione sarà oggetto delle prossime lezioni.
Per il momento, registra solo queste informazioni: il tuo personaggio, se vuole conquistare la posta in gioco, dovrà cambiare.
Non solo: come scrive Dara Marks nel suo saggio “L’arco di trasformazione del personaggio” (del quale consigliamo caldamente la lettura) dovrà farlo dall’interno verso l’esterno. Registrare quindi un cambiamento interiore che successivamente si paleserà al mondo.
Partiamo dal presente.
Riprendiamo gli esercizi che abbiamo svolto nelle precedenti lezioni e cominciamo a sintetizzare tutto ciò che abbiamo ottenuto di lui/lei.
Per il momento, registra solo queste informazioni: il tuo personaggio, se vuole conquistare la posta in gioco, dovrà cambiare.
Non solo: come scrive Dara Marks nel suo saggio “L’arco di trasformazione del personaggio” (del quale consigliamo caldamente la lettura) dovrà farlo dall’interno verso l’esterno. Registrare quindi un cambiamento interiore che successivamente si paleserà al mondo.
Partiamo dal presente.
Riprendiamo gli esercizi che abbiamo svolto nelle precedenti lezioni e cominciamo a sintetizzare tutto ciò che abbiamo ottenuto di lui/lei.
La caratteristica principale del protagonista che dovresti tenere in considerazione è il difetto fatale, cioè l’elemento del suo carattere che rappresenta l’impedimento principale nel raggiungimento dell’obiettivo contenuto nel plot.
Se hai svolto un buon lavoro in precedenza, noterai che mettendo questa caratteristica “in cima” ad una ipotetica base piramidale d’importanza, tutto il resto (obiettivi, ostacoli, conflitti, sfide ecc.) è ai livelli inferiori, ma in un rapporto di stretta sinergia.
Tutto è logico, consequenziale, ha un senso e una direzione ben precisa.
Se hai svolto un buon lavoro in precedenza, noterai che mettendo questa caratteristica “in cima” ad una ipotetica base piramidale d’importanza, tutto il resto (obiettivi, ostacoli, conflitti, sfide ecc.) è ai livelli inferiori, ma in un rapporto di stretta sinergia.
Tutto è logico, consequenziale, ha un senso e una direzione ben precisa.
Questo però non basta: bisogna scavare più a fondo nel protagonista e arrivare al punto conoscerlo bene, come se fosse un tuo parente o il tuo migliore amico.
L’obiettivo è di arrivare a intuire come si comporterà, le sue reazioni a qualsiasi accadimento.
Un buon modo di conoscere una persona è quello di farle domande, ed è esattamente ciò che faremo con il tuo protagonista nel prossimo esercizio: lo intervisteremo.
L’obiettivo è di arrivare a intuire come si comporterà, le sue reazioni a qualsiasi accadimento.
Un buon modo di conoscere una persona è quello di farle domande, ed è esattamente ciò che faremo con il tuo protagonista nel prossimo esercizio: lo intervisteremo.
Prima di iniziare questa intervista, ti vogliamo anche anticipare qualcosa che potrebbe aiutarti nel disegno del tuo protagonista: l’utilizzo di alcune caratteristiche comuni.
Che cosa sono? Si tratta di semplici “scheletri” che compongono le ossa del tuo personaggio, delle caratteristiche di base dalle quali partire per arrivare alla costruzione più complessa (unica e originale) dell’intera persona.
Te li riportiamo: usali, se lo vuoi, ma solo (lo ripetiamo) come indicazioni di massima, che potranno essere utili per incominciare a delineare il suo profilo.
Che cosa sono? Si tratta di semplici “scheletri” che compongono le ossa del tuo personaggio, delle caratteristiche di base dalle quali partire per arrivare alla costruzione più complessa (unica e originale) dell’intera persona.
Te li riportiamo: usali, se lo vuoi, ma solo (lo ripetiamo) come indicazioni di massima, che potranno essere utili per incominciare a delineare il suo profilo.
In pratica, le caratteristiche che seguiranno potranno non far parte del tuo personaggio, non esistono “regole” per la creazione di un protagonista, se non le caratteristiche fondamentali che abbiamo già visto in precedenza.
Tratta quindi le informazioni che seguiranno come tali, e prendi solo ciò che ti è più utile.
Tratta quindi le informazioni che seguiranno come tali, e prendi solo ciò che ti è più utile.
Possibili caratteristiche principali di un eroe protagonista:
- il processo di crescita: deve apprendere, diventare una persona migliore (o peggiore), imparando da chiunque abbia a che fare con lui, persino il nemico
- essere attivo: compie azioni, reagisce a ciò che capita
- essere disposto al sacrificio: davanti all’altare indiscusso della posta in gioco drammatica, l’eroe è disposto a rinunciare a qualcosa di molto prezioso
- essere pronto a morire: può morire fisicamente o spiritualmente. Accetta di offrire la propria vita per il successo della missione
È probabile che queste caratteristiche non siano da subito evidenti, ma che si mostrino nel procedere del plot. Esempio: un eroe potrebbe essere inizialmente menefreghista nei confronti del mondo e della posta in gioco, ma arrivare al punto di essere disposto al sacrificio nel secondo atto.
Diamo una rapida visuale a qualche tipo di eroe:
- determinato, entusiasta, pronto all’avventura
- riluttante, pieno di dubbi ed esitazioni
- antieroe: per la società è un reietto, un cattivo, una persona della quale non ci si può fidare
L’antieroe è di norma ritenuto particolarmente interessante: può comportarsi come un eroe sotto tutti gli aspetti, ma avere un lato cinico e ferito. Si è allontanato o è stato cacciato dalla società, può addirittura essere ladro e furfante (Robin Hood).
Questo tipo di profilo è molto amato perché imperfetto, ribelle, si fa beffe della società.
Questo tipo di profilo è molto amato perché imperfetto, ribelle, si fa beffe della società.
Un secondo tipo di antieroe può essere quello tragico, eroi che possono non piacere e persino essere biasimati (Scarface docet). Non hanno superato il loro difetto fatale in passato e perderanno la posta in gioco nella storia. Attraggono il pubblico, che è felice di non essere al posto loro. Se ben architettati, il lettore potrebbe giustificarli nelle loro azioni terribili.
Più avanti nel Forgiastorie a volte useremo il termine “eroe” come sinonimo di protagonista, ma ciò che diremo si applica anche al tuo antieroe. È solo un altro termine per riferirsi alla figura principale di una storia.
Più avanti nel Forgiastorie a volte useremo il termine “eroe” come sinonimo di protagonista, ma ciò che diremo si applica anche al tuo antieroe. È solo un altro termine per riferirsi alla figura principale di una storia.
- Gli eroi possono essere sociali, cioè facenti parte di una società e orientati al gruppo…
- …oppure essere solitari
- Gli eroi catalizzatori sono più particolari: non subiscono un netto cambiamento perché la loro funzione è provocare un cambiamento negli altri. Non sono esattamente i più adatti per un intero romanzo, nella maggior parte dei casi. Funzionano molto bene invece nei racconti
Riconosci qualche caratteristica di massima del personaggio che sta vivendo nella tua immaginazione?
È venuta l’ora di conoscerlo in profondità e andare a scoprirlo: sarà una bellissima esperienza. Sarà come farsi un nuovo amico immaginario.
È venuta l’ora di conoscerlo in profondità e andare a scoprirlo: sarà una bellissima esperienza. Sarà come farsi un nuovo amico immaginario.
Ora prova tu.
Esercizio 3.1
Fermati un attimo e intervista il tuo protagonista: poni attenzione, non è un esercizio da prendere sottogamba.
Devi accertarti di una cosa fondamentale: non devi rispondere tu. Deve rispondere lui/lei.
Per istinto, infatti, la prima risposta che ti verrà in mente per ogni singola domanda è la tua, non quella di un personaggio immaginario (sebbene reale nel suo mondo narrativo).
Devi accertarti di una cosa fondamentale: non devi rispondere tu. Deve rispondere lui/lei.
Per istinto, infatti, la prima risposta che ti verrà in mente per ogni singola domanda è la tua, non quella di un personaggio immaginario (sebbene reale nel suo mondo narrativo).
Scava più a fondo!
Comincia a metterti da parte e diventa un tramite tra lui/lei e il lettore fin da ora.
Gioca con il personaggio: tu sei il giornalista e stai facendo l’intervista al protagonista di un film. Non l’attore che lo interpreta, attenzione: proprio il protagonista, come se fosse reale.
Per fare questo, non fermarti mai alla prima risposta: riponigli la stessa domanda più volte, fino a quando non sentirai che è la sua voce a rispondere.
L’esercizio consiste nel completare tutto il test.
Comincia a metterti da parte e diventa un tramite tra lui/lei e il lettore fin da ora.
Gioca con il personaggio: tu sei il giornalista e stai facendo l’intervista al protagonista di un film. Non l’attore che lo interpreta, attenzione: proprio il protagonista, come se fosse reale.
Per fare questo, non fermarti mai alla prima risposta: riponigli la stessa domanda più volte, fino a quando non sentirai che è la sua voce a rispondere.
L’esercizio consiste nel completare tutto il test.
Ora che hai risposto alle domande sul personaggio, avrai senz’altro la sensazione di conoscerlo più a fondo rispetto a prima.
Di norma, infatti, nella nostra immaginazione prendono vita personaggi con caratteristiche basiche che hanno la funzione di riempimento della scena che vediamo nella mente.
Accade spesso che i reali protagonisti che successivamente animeranno il romanzo vero e proprio siano diversi da quelli abbozzati nella nostra mente: sono delineati in maniera più precisa, architettati allo scopo di rendere il romanzo avvincente.
Di norma, infatti, nella nostra immaginazione prendono vita personaggi con caratteristiche basiche che hanno la funzione di riempimento della scena che vediamo nella mente.
Accade spesso che i reali protagonisti che successivamente animeranno il romanzo vero e proprio siano diversi da quelli abbozzati nella nostra mente: sono delineati in maniera più precisa, architettati allo scopo di rendere il romanzo avvincente.
Avrai notato che per alcune domande ti abbiamo chiesto di scrivere più risposte, per essere certo che fosse il protagonista a rispondere.
La scheda del personaggio serve per scegliere il profilo migliore e renderlo più “definitivo”. L’esercizio consiste nel compilarla.
Esatto: bisogna incominciare a scegliere, non prendere per buona “la prima”.
Attenzione: questo non vuol dire che non potrà cambiare nel corso dell’architettura del romanzo, anzi, è probabile che qualche caratteristica mal si adatterà alla storia che a breve andremo a sviluppare nei dettagli.
Se questo dovesse accadere, ti basterà tornare indietro nella sua scheda e cambiare questo specifico dettaglio, ponendo attenzione all’armonizzazione della nuova caratteristica a tutto il resto.
La scheda del personaggio serve per scegliere il profilo migliore e renderlo più “definitivo”. L’esercizio consiste nel compilarla.
Esatto: bisogna incominciare a scegliere, non prendere per buona “la prima”.
Attenzione: questo non vuol dire che non potrà cambiare nel corso dell’architettura del romanzo, anzi, è probabile che qualche caratteristica mal si adatterà alla storia che a breve andremo a sviluppare nei dettagli.
Se questo dovesse accadere, ti basterà tornare indietro nella sua scheda e cambiare questo specifico dettaglio, ponendo attenzione all’armonizzazione della nuova caratteristica a tutto il resto.
Il passato del protagonista: La backstory
Ci siamo occupati del presente del protagonista, imparando a conoscerlo e abbiamo scritto la sua scheda, una sorta di “carta d’identità”.
Ora diamo un’occhiata al suo passato. Il suo futuro sarà oggetto delle prossime tre lezioni del Forgiastorie.
Speriamo che per te sia stata divertente la fondamentale intervista dell’esercizio precedente.
È sempre bella (per alcuni esaltante) la sensazione di aver estrapolato “vita” dal mondo dell’immaginazione. Ecco uno dei compiti principali di un autore di romanzi.
Ora che conosci meglio il tuo protagonista, vorremmo porti una domanda molto importante:
Per quali motivi è diventato così?
Ora diamo un’occhiata al suo passato. Il suo futuro sarà oggetto delle prossime tre lezioni del Forgiastorie.
Speriamo che per te sia stata divertente la fondamentale intervista dell’esercizio precedente.
È sempre bella (per alcuni esaltante) la sensazione di aver estrapolato “vita” dal mondo dell’immaginazione. Ecco uno dei compiti principali di un autore di romanzi.
Ora che conosci meglio il tuo protagonista, vorremmo porti una domanda molto importante:
Per quali motivi è diventato così?
La natura dell’essere umano prevede la formazione del carattere del singolo attraverso le sue esperienze.
Per esempio: non si è tirchi perché “si nasce così”. Questa risposta è molto superficiale. Uno scrittore deve fare il lavoro esattamente contrario: scavare, andare a fondo nella natura umana (vale anche per gli antagonisti!).
Ci sono sempre dei motivi che spingono una persona a determinati tipi di pose o atteggiamenti.
Se è tirchia, lo è diventata, non ci è nata. Forse è nata povera, e ora che ha del denaro è terrorizzata dallo spenderlo. Oppure è nata ricca, ma qualche mascalzone le ha rubato i soldi e, una volta risollevatasi, ha il terrore di spendere. Oppure la motivazione è ancora più profonda. Ha perso genitori e partner in un incidente e ora ha terrore di perdere qualsiasi cosa (soldi compresi)?
Per esempio: non si è tirchi perché “si nasce così”. Questa risposta è molto superficiale. Uno scrittore deve fare il lavoro esattamente contrario: scavare, andare a fondo nella natura umana (vale anche per gli antagonisti!).
Ci sono sempre dei motivi che spingono una persona a determinati tipi di pose o atteggiamenti.
Se è tirchia, lo è diventata, non ci è nata. Forse è nata povera, e ora che ha del denaro è terrorizzata dallo spenderlo. Oppure è nata ricca, ma qualche mascalzone le ha rubato i soldi e, una volta risollevatasi, ha il terrore di spendere. Oppure la motivazione è ancora più profonda. Ha perso genitori e partner in un incidente e ora ha terrore di perdere qualsiasi cosa (soldi compresi)?
Facciamo un altro esempio: il personaggio ha poca fiducia in se stesso.
Credi davvero che sia una questione di carattere innato? Oppure questa insicurezza è figlia dell’esperienza? Perché è diventato così? Perché non ci crede?
Potrebbe darsi che sia stato bullizzato a scuola, talmente tanto da togliergli ogni sicurezza in se stesso (e negli altri)?
Oppure potrebbe essere che qualche netto fallimento in un’impresa per lui molto importante lo abbia fatto ricadere in questo stato?
Oppure la questione è ancora più profonda? Potrebbe darsi che i suoi genitori non gli abbiano dato nessuna fiducia in nulla e lui sia cresciuto con una “mente condizionata” il cui effetto è quello di pensare di non meritare fiducia per il resto della sua vita?
Credi davvero che sia una questione di carattere innato? Oppure questa insicurezza è figlia dell’esperienza? Perché è diventato così? Perché non ci crede?
Potrebbe darsi che sia stato bullizzato a scuola, talmente tanto da togliergli ogni sicurezza in se stesso (e negli altri)?
Oppure potrebbe essere che qualche netto fallimento in un’impresa per lui molto importante lo abbia fatto ricadere in questo stato?
Oppure la questione è ancora più profonda? Potrebbe darsi che i suoi genitori non gli abbiano dato nessuna fiducia in nulla e lui sia cresciuto con una “mente condizionata” il cui effetto è quello di pensare di non meritare fiducia per il resto della sua vita?
Si chiama backstory, e per il tuo personaggio si tratta di ciò che ha vissuto prima che inizi la tua storia.
Ti spieghiamo di seguito perché è essenziale architettarla:
Ti spieghiamo di seguito perché è essenziale architettarla:
- Come già detto, rende il tuo personaggio tridimensionale, in possesso di passato, presente e futuro. Non importa se questa backstory non troverà spazio nella sua interezza all’interno del romanzo: i lettori percepiranno che essa è presente, anche solo da un gesto, da un ricordo preciso, da un pensiero. Riconosceranno nel tuo personaggio caratteristiche umane, come se esistesse davvero. L’empatia farà il resto: si personificheranno in lui. Ciò che non verrà riportato della backstory in prosa sarà il “non scritto” del tuo romanzo, rimane sotto “l’iceberg”; a volte però il non scritto è importante quanto lo scritto. Percepibile. Vivido. Come un dolore leggero che ci limitiamo a provare senza dargli una connotazione precisa
- La backstory ti aiuterà a inquadrare con ulteriore precisione alcune caratteristiche del personaggio che potrebbero esserti sfuggite
- Inoltre sarà utile quando si tratterà di imbastire la trama in tre atti. Il passato è fonte di ispirazione non solo per il presente, ma anche per il futuro
Tieni conto di una cosa: qualsiasi età abbia il tuo personaggio, è arrivato a questo punto della vita attraversando continui cambiamenti, continui archi di trasformazione.
È così per tutti, è una delle caratteristiche della natura dell’essere umano. Evolvere di continuo attraverso desideri, ostacoli e sfide, esattamente quelli che tu hai progettato per il protagonista nelle precedenti lezioni.
È così per tutti, è una delle caratteristiche della natura dell’essere umano. Evolvere di continuo attraverso desideri, ostacoli e sfide, esattamente quelli che tu hai progettato per il protagonista nelle precedenti lezioni.
Di conseguenza, il tuo personaggio all’inizio della storia si troverà in una determinata fase, chiamata “mondo ordinario”, che non è altro che “il rifugio” che ha trovato all’uscita della sua precedente evoluzione.
Vogliamo sottolineare una frase utilizzata in un esempio che può darti un elemento in più, era nel caso del personaggio che non crede in se stesso.
Abbiamo scritto:
Potrebbe darsi che i suoi genitori non gli abbiano dato nessuna fiducia in nulla e lui sia cresciuto con una “mente condizionata”, il cui effetto è quello di pensare di non meritare fiducia per il resto della sua vita.
Vogliamo sottolineare una frase utilizzata in un esempio che può darti un elemento in più, era nel caso del personaggio che non crede in se stesso.
Abbiamo scritto:
Potrebbe darsi che i suoi genitori non gli abbiano dato nessuna fiducia in nulla e lui sia cresciuto con una “mente condizionata”, il cui effetto è quello di pensare di non meritare fiducia per il resto della sua vita.
Ecco l’ultimo motivo per il quale ti consigliamo vivamente di architettare la backstory del tuo protagonista: la mente condizionata dal suo passato (dai genitori o qualsiasi altro avvenimento/personaggio del passato) rappresenta un elemento fondamentale che ti servirà moltissimo: il filtro psicologico attraverso il quale vede il mondo.
La realtà molto spesso è solo un’interpretazione del nostro filtro psicologico.
La stessa battuta di una persona rivolta a noi, per esempio, potrebbe essere divertente e farci ridere oppure offenderci: dipende dal filtro psicologico con la quale la sentiamo e viviamo.
Ne parleremo più a fondo nelle prossime lezioni.
La realtà molto spesso è solo un’interpretazione del nostro filtro psicologico.
La stessa battuta di una persona rivolta a noi, per esempio, potrebbe essere divertente e farci ridere oppure offenderci: dipende dal filtro psicologico con la quale la sentiamo e viviamo.
Ne parleremo più a fondo nelle prossime lezioni.
Il prossimo esercizio è la scrittura della backstory del tuo personaggio.
Prendi ognuna delle caratteristiche che hai trovato nella scheda del personaggio e per ognuna di esse chiediti: perché è diventato così? Perché ha quella menomazione? Perché è vegetariano? Perché è depresso o iperattivo o insicuro?
Una volta che ottieni le risposte, scrivile. Fatto questo, scrivi la backstory del personaggio. Se è necessario, puoi addirittura partire dalla sua infanzia (nel caso, per esempio, in cui determinate caratteristiche dipendano dall’educazione impartita dai genitori o da fattori sociali dell’epoca o esperienze vissute in quel periodo).
Prendi ognuna delle caratteristiche che hai trovato nella scheda del personaggio e per ognuna di esse chiediti: perché è diventato così? Perché ha quella menomazione? Perché è vegetariano? Perché è depresso o iperattivo o insicuro?
Una volta che ottieni le risposte, scrivile. Fatto questo, scrivi la backstory del personaggio. Se è necessario, puoi addirittura partire dalla sua infanzia (nel caso, per esempio, in cui determinate caratteristiche dipendano dall’educazione impartita dai genitori o da fattori sociali dell’epoca o esperienze vissute in quel periodo).
Puoi lavorare come ti trovi meglio: a punti oppure scrivendo un breve racconto sugli episodi o il singolo episodio in cui ha sviluppato quel lato caratteriale o quella credenza.
Termina il lavoro solo quando hai trovato una backstory che ti soddisfi e che fornisca una spiegazione a tutte le principali caratteristiche presenti nella scheda del personaggio.
Termina il lavoro solo quando hai trovato una backstory che ti soddisfi e che fornisca una spiegazione a tutte le principali caratteristiche presenti nella scheda del personaggio.
Creazione dell’empatia
Ora che la tua storia è provvista di un protagonista (o di più protagonisti), dai un’occhiata alla sua/loro backstory.
Poniti la domanda: questo personaggio trasmetterebbe empatia? Il lettore è invitato a immedesimarsi in lui/lei?
La creazione dell’empatia è fondamentale per favorire l’immersione del lettore nel romanzo. Noi vogliamo che incominci a leggere e non voglia più smettere.
Uno dei segreti è appunto favorire questo ancoraggio emotivo con il protagonista utilizzando l’empatia.
Quali sono i modi migliori per crearla?
Poniti la domanda: questo personaggio trasmetterebbe empatia? Il lettore è invitato a immedesimarsi in lui/lei?
La creazione dell’empatia è fondamentale per favorire l’immersione del lettore nel romanzo. Noi vogliamo che incominci a leggere e non voglia più smettere.
Uno dei segreti è appunto favorire questo ancoraggio emotivo con il protagonista utilizzando l’empatia.
Quali sono i modi migliori per crearla?
L’empatia si può creare dotando il protagonista di esperienze umane universali.
Il lettore deve poter pensare che il protagonista è proprio come lui, oppure (nel caso di protagonisti mafiosi, criminali, malvagi) creare una sorta di comprensione del dolore che porti il lettore a “giustificare” le sue azioni.
Ecco alcuni di questi bisogni fondamentali:
1- Dolore: l’esperienza forse più comune tra gli esseri umani. Il protagonista incassa il dolore e la sofferenza. La descrive, ma non si lamenta.
2- Ingiustizia: più è alto il livello drammatico dell’ingiustizia e più crea seri problemi al protagonista, più sarà alto il livello di empatia che si va a creare. Pensa al Conte di Montecristo.
Il lettore deve poter pensare che il protagonista è proprio come lui, oppure (nel caso di protagonisti mafiosi, criminali, malvagi) creare una sorta di comprensione del dolore che porti il lettore a “giustificare” le sue azioni.
Ecco alcuni di questi bisogni fondamentali:
1- Dolore: l’esperienza forse più comune tra gli esseri umani. Il protagonista incassa il dolore e la sofferenza. La descrive, ma non si lamenta.
2- Ingiustizia: più è alto il livello drammatico dell’ingiustizia e più crea seri problemi al protagonista, più sarà alto il livello di empatia che si va a creare. Pensa al Conte di Montecristo.
3- Sacrificio: può non creare empatia l’idea di un genitore che rinuncia a tutto pur di curare il proprio bambino? (il film “L’olio di Lorenzo”).
4- Imperfezione: esaltare difetti caratteriali del personaggio in modo da renderlo più umano, più vicino a tutti noi, nonostante ciò che faccia sia terribile (Il Padrino).
5- Astuzia: la furbizia crea empatia attraverso la complicità (Arsenio Lupin, Robin Hood).
6- Simpatia: l’artificio di ancoraggio più semplice. Come fai a non essere empatico con un personaggio simpatico? (il film “Patch Adams”).
7- Minaccia: un pericolo che può rovinare la vita al protagonista fa preoccupare il lettore sul suo destino (Katniss negli Hunger Games).
4- Imperfezione: esaltare difetti caratteriali del personaggio in modo da renderlo più umano, più vicino a tutti noi, nonostante ciò che faccia sia terribile (Il Padrino).
5- Astuzia: la furbizia crea empatia attraverso la complicità (Arsenio Lupin, Robin Hood).
6- Simpatia: l’artificio di ancoraggio più semplice. Come fai a non essere empatico con un personaggio simpatico? (il film “Patch Adams”).
7- Minaccia: un pericolo che può rovinare la vita al protagonista fa preoccupare il lettore sul suo destino (Katniss negli Hunger Games).
Qualsiasi sia l’ancoraggio con il lettore che sceglierai, ricordati che questo passaggio è fondamentale: il protagonista è la storia e se il protagonista non trasmette empatia il romanzo è destinato alla mediocrità.
Ricorda: anche nel caso in cui il protagonista sia malvagio e/o criminale (Dexter, Ciro nella serie “Gomorra”), la creazione dell’empatia segue le stesse regole.
Un uomo diventato orrendo a causa di un’ingiustizia, per esempio, creerà nel lettore la giusta empatia, anche se non condivide le sue azioni.
Queste saranno comunque filtrate attraverso un bisogno universale (raddrizzare i torti, nell’esempio) e quindi il lettore comprenderà i motivi dei suoi gesti e si troverà addirittura a “tifare” per lui/lei.
Ricorda: anche nel caso in cui il protagonista sia malvagio e/o criminale (Dexter, Ciro nella serie “Gomorra”), la creazione dell’empatia segue le stesse regole.
Un uomo diventato orrendo a causa di un’ingiustizia, per esempio, creerà nel lettore la giusta empatia, anche se non condivide le sue azioni.
Queste saranno comunque filtrate attraverso un bisogno universale (raddrizzare i torti, nell’esempio) e quindi il lettore comprenderà i motivi dei suoi gesti e si troverà addirittura a “tifare” per lui/lei.
Per i protagonisti che appaiono palesemente come personaggi positivi, il discorso è intuitivo.
Non così per i personaggi dalla moralità neutra, che non hanno spiccate qualità positive, o persino negativi, che è opportuno approfondire.
Come far provare empatia per un avvocato avido di fama e denaro? Per un criminale di strada? Persino per un serial killer?
Anche se alcuni dei tratti elencati in precedenza (astuzia, imperfezione, dolore) possono aiutare, se non si usano determinate accortezze il risultato non sarà soddisfacente.
Non così per i personaggi dalla moralità neutra, che non hanno spiccate qualità positive, o persino negativi, che è opportuno approfondire.
Come far provare empatia per un avvocato avido di fama e denaro? Per un criminale di strada? Persino per un serial killer?
Anche se alcuni dei tratti elencati in precedenza (astuzia, imperfezione, dolore) possono aiutare, se non si usano determinate accortezze il risultato non sarà soddisfacente.
Un modo efficace per creare empatia verso un personaggio che non appaia immediatamente come uno dei “buoni” è quello di metterlo nelle condizioni di aiutare qualcuno, meglio se un debole, qualcuno che soffre in modo ingiusto.
Ad esempio, il nostro protagonista, un poliziotto duro e cinico, dedito all’alcol e che non disdegna la violenza, protegge una bambina a cui sono stati uccisi entrambi i genitori.
Di riflesso, l’empatia con la bambina si riverbererà sul nostro poliziotto, favorendo la costruzione dell’empatia.
Ad esempio, il nostro protagonista, un poliziotto duro e cinico, dedito all’alcol e che non disdegna la violenza, protegge una bambina a cui sono stati uccisi entrambi i genitori.
Di riflesso, l’empatia con la bambina si riverbererà sul nostro poliziotto, favorendo la costruzione dell’empatia.
Una tecnica molto utile in presenza di un protagonista “negativo” è quello di metterne in risalto gli aspetti positivi in contrasto con altri personaggi ancora più “negativi”.
Non importa quanto “cattivo” sia il protagonista, fintanto che spicchi come il migliore (moralmente parlando) all’interno del suo ambiente.
Ad esempio, il nostro protagonista, membro di una gang, potrebbe essere l’unico a opporsi all’idea di un raid contro i rivali in cui potrebbero essere uccisi degli innocenti.
Non importa quanto “cattivo” sia il protagonista, fintanto che spicchi come il migliore (moralmente parlando) all’interno del suo ambiente.
Ad esempio, il nostro protagonista, membro di una gang, potrebbe essere l’unico a opporsi all’idea di un raid contro i rivali in cui potrebbero essere uccisi degli innocenti.
Gli esempi nel mondo dei romanzi, dei film e delle serie TV sono innumerevoli, basta pensare a tutte le storie in cui il protagonista proviene dal mondo del crimine.
Prendiamo un esempio che contiene più di una delle tecniche viste in precedenza:
nel film “Un Mondo Perfetto”, Kevin Kostner è Butch, un evaso da un penitenziario, in fuga con un altro detenuto. Le sue qualità positive, rapportate al violento e sociopatico compare di fuga, sono evidenti fin dalle prime scene.
Gli spettatori sarebbero portati da subito a parteggiare per la famiglia che i due fuggitivi prendono in ostaggio, a scapito del protagonista. Ma Butch appare “giusto” in confronto al crudele Pugh, si capisce che non vuole ricorrere alla violenza, e quando lo fa è per salvare uno dei bambini (un innocente che subisce sofferenza ingiusta) dalla furia del compagno di fuga.
Prendiamo un esempio che contiene più di una delle tecniche viste in precedenza:
nel film “Un Mondo Perfetto”, Kevin Kostner è Butch, un evaso da un penitenziario, in fuga con un altro detenuto. Le sue qualità positive, rapportate al violento e sociopatico compare di fuga, sono evidenti fin dalle prime scene.
Gli spettatori sarebbero portati da subito a parteggiare per la famiglia che i due fuggitivi prendono in ostaggio, a scapito del protagonista. Ma Butch appare “giusto” in confronto al crudele Pugh, si capisce che non vuole ricorrere alla violenza, e quando lo fa è per salvare uno dei bambini (un innocente che subisce sofferenza ingiusta) dalla furia del compagno di fuga.
Un elemento fondamentale, in presenza di aspetti fortemente negativi nel protagonista, è quello di porre attenzione all’ordine con cui sono presentate le informazioni.
Dovranno essere scelte con cura situazioni in cui il protagonista “problematico” possa mostrare ciò che di positivo ha da offrire, e l’inserimento degli elementi negativi andrà centellinato, man mano che le basi per l’empatia verso il personaggio diventano più solide.
Ad esempio, se un personaggio tempo prima ha commesso un omicidio, lo si presenterà prima come un buon padre di famiglia, un lavoratore indefesso, un buon amico, e soltanto in un secondo momento si introdurranno i fantasmi del suo passato.
Il giusto bilanciamento, per risultare efficace ma anche credibile, non è affatto banale, va prestata molta attenzione ai dettagli.
Dovranno essere scelte con cura situazioni in cui il protagonista “problematico” possa mostrare ciò che di positivo ha da offrire, e l’inserimento degli elementi negativi andrà centellinato, man mano che le basi per l’empatia verso il personaggio diventano più solide.
Ad esempio, se un personaggio tempo prima ha commesso un omicidio, lo si presenterà prima come un buon padre di famiglia, un lavoratore indefesso, un buon amico, e soltanto in un secondo momento si introdurranno i fantasmi del suo passato.
Il giusto bilanciamento, per risultare efficace ma anche credibile, non è affatto banale, va prestata molta attenzione ai dettagli.
Protagonisti e personaggi principali: il tuo romanzo ora comincia a essere abitato non più solo da figure riempitive di scena, ma da vere e proprie identità, rappresentazioni dell’essere umano nelle quali ci si potrà identificare.
Non abbiamo bisogno di rimarcare l’importanza di questo passaggio: con questi personaggi dovrai lavorarci per mesi, fino alla fine della stesura della tua opera. Inoltre, dovranno rappresentare qualcosa di importante per il pubblico che la leggerà.
Non vediamo l’ora di leggere il risultato di questa sessione di lavoro, quando ci spedirai l’architettura dei tuoi capitoli alla fine del Forgiastorie per procedere alla stesura in affiancamento con noi.
Non abbiamo bisogno di rimarcare l’importanza di questo passaggio: con questi personaggi dovrai lavorarci per mesi, fino alla fine della stesura della tua opera. Inoltre, dovranno rappresentare qualcosa di importante per il pubblico che la leggerà.
Non vediamo l’ora di leggere il risultato di questa sessione di lavoro, quando ci spedirai l’architettura dei tuoi capitoli alla fine del Forgiastorie per procedere alla stesura in affiancamento con noi.
Ora prova tu.
Esercizio 3.4
Riguarda la scheda e la backstory del tuo protagonista, e assicurati che sia garantito l’ancoraggio empatico con il lettore. Se dovessi avere la sensazione che non sia così, modella ulteriormente la carta d’identità del protagonista e la backstory in modo da assicurare al tuo lavoro questo elemento fondamentale. Tieni anche conto che alcuni elementi utili per la creazione dell’empatia possono comparire nelle prime fasi della tua storia.
Ti ricordiamo che, in caso di difficoltà, puoi prenotare una consulenza tramite il pulsante apposito: riceverai una risposta da uno dei nostri editor per organizzare una videocall dove rispondere ai tuoi dubbi e aiutarti ad armonizzare gli elementi di cui abbiamo parlato finora.
Ti ricordiamo che, in caso di difficoltà, puoi prenotare una consulenza tramite il pulsante apposito: riceverai una risposta da uno dei nostri editor per organizzare una videocall dove rispondere ai tuoi dubbi e aiutarti ad armonizzare gli elementi di cui abbiamo parlato finora.
Gli altri personaggi: principali, secondari e comparse
Fino ad ora abbiamo ottenuto i primi abbozzi della tua storia e delineato le caratteristiche del tuo protagonista.
Ora ci occuperemo di tutti gli altri personaggi.
Vogliamo sottolineare fin da subito che è molto facile che tu ancora non sappia con esattezza quali e quanti personaggi abiteranno il tuo mondo narrativo: probabilmente essi si paleseranno mentre architetterai la trama e la metamorfosi del tuo protagonista.
Questa lezione e i suoi esercizi rimangono dunque “aperti”: significa che mano a mano che i personaggi si presenteranno nella tua mente, potrai tornare indietro e aggiungerli, completando le loro schede.
Al momento, occupati di chi sei certo che ci sarà (oltre al tuo eroe). Dalla prossima lezione inizieremo l’architettura in tre atti e tutto ti sarà più chiaro.
Ora ci occuperemo di tutti gli altri personaggi.
Vogliamo sottolineare fin da subito che è molto facile che tu ancora non sappia con esattezza quali e quanti personaggi abiteranno il tuo mondo narrativo: probabilmente essi si paleseranno mentre architetterai la trama e la metamorfosi del tuo protagonista.
Questa lezione e i suoi esercizi rimangono dunque “aperti”: significa che mano a mano che i personaggi si presenteranno nella tua mente, potrai tornare indietro e aggiungerli, completando le loro schede.
Al momento, occupati di chi sei certo che ci sarà (oltre al tuo eroe). Dalla prossima lezione inizieremo l’architettura in tre atti e tutto ti sarà più chiaro.
Facciamo subito una breve panoramica di quali tipi di personaggi esistono oltre al protagonista. Nel caso in cui tu abbia in mente qualche altro personaggio, cerca di inquadrarlo con più precisione attraverso questa prima caratterizzazione:
- Comparse: non hanno nome, dialoghi o interventi all’interno della storia, fanno solo parte della scenografia e sono utili per dare vita e respiro a ciò che sta accadendo. Esempio: se si scatena un terremoto improvviso, una comparsa è qualcuno che scappa cercando di salvarsi, o una vittima sepolta sotto le macerie. Serve a drammatizzare il contesto e il suo ruolo finisce lì, non apparirà più in prosa.
- Personaggi secondari: quello che li differenzia dalle comparse e li promuove a questo grado è qualche battuta o un ruolo architettato all’interno di una scena. Esempio: la vittima di un serial killer che scambia qualche battuta di dialogo con lui prima di essere eliminato. Questo tipo di personaggio serve ad aiutarti a mostrare il carattere dei personaggi principali o del protagonista, non sono solo complementi d’arredo. Bisogna dire che il loro ruolo termina con questo compito. Una volta utilizzato, sparirà dal romanzo e il lettore non ricorderà nulla di lui.
- Personaggi principali: sono molto importanti all’interno della storia e a più riprese intervengono in soccorso del protagonista o ne sono nemici diretti (antagonista e suoi emissari).
ATTENZIONE!
I personaggi principali, a differenza del protagonista (o dei protagonisti), non possiedono un difetto fatale che emerge in maniera importante nella narrazione e non sono loro a dover risolvere il plot esterno.
Per intenderci: non sarà Sam a dover buttare l’anello nel fuoco e distruggerlo, sarà Frodo. Non sarà Sam a dover rifiutare ciò che l’anello rappresenta: la malvagità, la sete di potere. L’occhio di Sauron è puntato su Frodo, non su di lui.
Tuttavia, senza Sam, Frodo non ce l’avrebbe mai fatta.
Non bisogna però dimenticare che, ad eccezione di questi fattori, il grado di profondità di questo tipo di personaggio non dovrà essere minore di quello del protagonista. Il loro carattere, sapientemente differenziato, darà respiro alla tua narrazione.
I personaggi principali, a differenza del protagonista (o dei protagonisti), non possiedono un difetto fatale che emerge in maniera importante nella narrazione e non sono loro a dover risolvere il plot esterno.
Per intenderci: non sarà Sam a dover buttare l’anello nel fuoco e distruggerlo, sarà Frodo. Non sarà Sam a dover rifiutare ciò che l’anello rappresenta: la malvagità, la sete di potere. L’occhio di Sauron è puntato su Frodo, non su di lui.
Tuttavia, senza Sam, Frodo non ce l’avrebbe mai fatta.
Non bisogna però dimenticare che, ad eccezione di questi fattori, il grado di profondità di questo tipo di personaggio non dovrà essere minore di quello del protagonista. Il loro carattere, sapientemente differenziato, darà respiro alla tua narrazione.
Sottolineiamo un aspetto abbastanza logico: per loro natura, personaggi secondari o comparse non hanno bisogno di schede a loro dedicate.
Come abbiamo detto, il loro ruolo è scenografico e al massimo, nel caso dei secondari, si limitano a qualche battuta. Non è necessario sviluppare un profilo psicologico per questi ruoli così marginali.
I personaggi principali, invece, ne hanno bisogno, perché il loro agire influenzerà la storia, il protagonista e saranno presenti lungo l’arco della storia (se non nella sua interezza).
Come abbiamo detto, il loro ruolo è scenografico e al massimo, nel caso dei secondari, si limitano a qualche battuta. Non è necessario sviluppare un profilo psicologico per questi ruoli così marginali.
I personaggi principali, invece, ne hanno bisogno, perché il loro agire influenzerà la storia, il protagonista e saranno presenti lungo l’arco della storia (se non nella sua interezza).
Ecco alcune delle caratteristiche che devono avere i personaggi principali:
- Motivazione: qualcosa deve muoverli, anche solo il fatto di stare vicino all’eroe
- Ferite fisiche e/o spirituali
- Punti deboli
- Grado di immedesimazione (difetti, errori e desideri che lo animano e aiutano il lettore a riconoscere il personaggio per la sua unicità)
- Punti di forza
- Più lati del carattere (durezza e sensibilità, per esempio)
- Deve anche lui/lei compiere scelte
- Deve essere trasparente (nei momenti di estrema punta decisionale o emotiva, il lettore, attraverso l’empatia costruita, deve sentire che è lui/lei a compiere quella scelta)
Come poter caratterizzare i personaggi principali per poterli differenziare in modo netto l’uno dall’altro?
Il nostro suggerimento principale è sempre quello di intervistarli, in quanto parte di un “cast”: i loro personaggi non saranno i protagonisti, ma sono molto importanti. Senza di loro, la storia avrebbe preso tutt’altra piega.
Un altro aiuto che possiamo darti è l’esplorazione di qualche archetipo: gli archetipi sono “scheletri” che si possono utilizzare per cominciare una conformazione del personaggio, per poi procedere nel suo sviluppo.
Presto usciranno video sui nostri canali social dove tratteremo l’argomento.
Il nostro suggerimento principale è sempre quello di intervistarli, in quanto parte di un “cast”: i loro personaggi non saranno i protagonisti, ma sono molto importanti. Senza di loro, la storia avrebbe preso tutt’altra piega.
Un altro aiuto che possiamo darti è l’esplorazione di qualche archetipo: gli archetipi sono “scheletri” che si possono utilizzare per cominciare una conformazione del personaggio, per poi procedere nel suo sviluppo.
Presto usciranno video sui nostri canali social dove tratteremo l’argomento.
A questo punto, ci teniamo a spendere due parole su un personaggio fondamentale, presente in ogni romanzo: l’antagonista.
È lui/lei che muove i fili del plot, anche quando sembra… non esserci.
Cosa significa?
Esistono due tipi di antagonisti:
È lui/lei che muove i fili del plot, anche quando sembra… non esserci.
Cosa significa?
Esistono due tipi di antagonisti:
- esterno: il “cattivo” della favola, almeno agli occhi del protagonista
- interno: il protagonista stesso
Mentre l’antagonista esterno non è sempre presente (dipende molto anche dal genere del romanzo), quello interno c’è sempre, e coincide con il protagonista.
Perché?
Perché?
Ricorda che il protagonista ha sempre un lato oscuro che gli mette i bastoni tra le ruote: è il suo difetto fatale.
Che ci sia un “cattivo” esterno o meno, questo lato oscuro sarà sempre ciò contro cui il tuo protagonista si ritroverà a lottare durante il corso della storia.
Per quanto riguarda l’antagonista esterno, non è per forza l’emissario delle forze del male. Nella tua storia, non è detto che ci sia un “Sauron” o un “Darth Vader” (soprattutto se la tua opera non rientra nel genere fantastico).
Può anche trattarsi del co-protagonista, nel caso che nel tuo romanzo i due protagonisti siano l’uno l’antagonista dell’altro.
Un esempio classico: in un romance basato sul trope “enemies to lovers”, i due protagonisti, almeno all’inizio, si batteranno, prima di iniziare a superare i loro difetti fatali, abbassare le difese e innamorarsi della loro nemesi.
Che ci sia un “cattivo” esterno o meno, questo lato oscuro sarà sempre ciò contro cui il tuo protagonista si ritroverà a lottare durante il corso della storia.
Per quanto riguarda l’antagonista esterno, non è per forza l’emissario delle forze del male. Nella tua storia, non è detto che ci sia un “Sauron” o un “Darth Vader” (soprattutto se la tua opera non rientra nel genere fantastico).
Può anche trattarsi del co-protagonista, nel caso che nel tuo romanzo i due protagonisti siano l’uno l’antagonista dell’altro.
Un esempio classico: in un romance basato sul trope “enemies to lovers”, i due protagonisti, almeno all’inizio, si batteranno, prima di iniziare a superare i loro difetti fatali, abbassare le difese e innamorarsi della loro nemesi.
In certi generi, come per esempio in alcune distopie, l’antagonista esterno non è un personaggio o una forza incarnata in un essere vivente, bensì l’intero mondo esterno: si tratta del world enemy.
In pratica, l’ambiente o la società in cui vive il protagonista è il nemico stesso.
È il caso della dittatura della nazione di Panem in “Hunger Games” (anche se rappresentata dal presidente Snow di Capitol City).
Per riprendere un classico della letteratura, in “1984” di George Orwell il nemico è l’intero sistema, governato da un uomo misterioso che nessuno ha mai visto dal vivo: il Grande Fratello.
In entrambi gli esempi, è vero che ci sono personaggi “pedine”, ma l’intera società è sotto il giogo di un sistema malato, e si comporta di conseguenza, rendendo il mondo un antagonista vero e proprio.
In pratica, l’ambiente o la società in cui vive il protagonista è il nemico stesso.
È il caso della dittatura della nazione di Panem in “Hunger Games” (anche se rappresentata dal presidente Snow di Capitol City).
Per riprendere un classico della letteratura, in “1984” di George Orwell il nemico è l’intero sistema, governato da un uomo misterioso che nessuno ha mai visto dal vivo: il Grande Fratello.
In entrambi gli esempi, è vero che ci sono personaggi “pedine”, ma l’intera società è sotto il giogo di un sistema malato, e si comporta di conseguenza, rendendo il mondo un antagonista vero e proprio.
Quando, nelle prossime lezioni, torneremo a parlare di antagonista, tieni sempre presente le specifiche che abbiamo appena illustrato sull’identità di questo tipo di personaggio: come nel caso del protagonista, noi ne parleremo sempre al singolare e come se fosse un’entità esterna e incarnata in un personaggio (perché nella tua storia potrebbe essere così).
Ma in generale ricorda che il protagonista, al di là di quanti “cattivi” possa o meno contenere la tua storia, ha un lato oscuro (difetto fatale) che lo rende sempre l’antagonista di se stesso, soprattutto in momenti specifici che analizzeremo nel momento in cui stenderai la struttura della tua storia.
Ma in generale ricorda che il protagonista, al di là di quanti “cattivi” possa o meno contenere la tua storia, ha un lato oscuro (difetto fatale) che lo rende sempre l’antagonista di se stesso, soprattutto in momenti specifici che analizzeremo nel momento in cui stenderai la struttura della tua storia.
Ora prova tu.
Esercizio 3.5
Scarica la scheda dei personaggi principali e completala per ognuno di loro.
Ovviamente ti chiediamo di farlo per tutti quei personaggi che al momento hai chiari: molti di essi si delineeranno dalla prossima lezione in poi, con la vera e propria strutturazione degli atti del tuo romanzo. Potrai sempre tornare indietro, scaricare una nuova scheda e completare il profilo del nuovo personaggio.
Ti ricordiamo che in caso di difficoltà, puoi prenotare una consulenza con i nostri editor professionisti mediante l’apposito link.
Alla prossima lezione!
Ovviamente ti chiediamo di farlo per tutti quei personaggi che al momento hai chiari: molti di essi si delineeranno dalla prossima lezione in poi, con la vera e propria strutturazione degli atti del tuo romanzo. Potrai sempre tornare indietro, scaricare una nuova scheda e completare il profilo del nuovo personaggio.
Ti ricordiamo che in caso di difficoltà, puoi prenotare una consulenza con i nostri editor professionisti mediante l’apposito link.
Alla prossima lezione!
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