7 – Colpi di martello (terzo atto)
Introduzione al terzo atto.
La discesa, il momento di trasformazione e il climax finale, il ritorno con l’elisir.
La discesa, il momento di trasformazione e il climax finale, il ritorno con l’elisir.
Scorri le slide della lezione ->

7– Colpi di martello (terzo atto)
Introduzione al terzo atto
La discesa, il momento di trasformazione e il climax finale, il ritorno con l’elisir
Scorri le slide ->
Ti diamo di nuovo il benvenuto nel Forgiastorie!
Procediamo a grandi passi verso la strutturazione professionale del tuo romanzo e ora ci occuperemo del terzo atto.
Alla fine di questo percorso, riceverai una valutazione del tuo lavoro da parte di uno degli editor della Via del Romanzo, al fine di procedere alla scrittura vera e propria della tua opera.
Prima di vedere le fasi che contraddistinguono il terzo atto, spendiamo due parole sul processo di cambiamento del personaggio e di come di norma viene gestito all’interno di una storia che rispetti le buone norme della narratologia moderna (e che risulti appassionante per chi legge!).
Cominciamo!
Procediamo a grandi passi verso la strutturazione professionale del tuo romanzo e ora ci occuperemo del terzo atto.
Alla fine di questo percorso, riceverai una valutazione del tuo lavoro da parte di uno degli editor della Via del Romanzo, al fine di procedere alla scrittura vera e propria della tua opera.
Prima di vedere le fasi che contraddistinguono il terzo atto, spendiamo due parole sul processo di cambiamento del personaggio e di come di norma viene gestito all’interno di una storia che rispetti le buone norme della narratologia moderna (e che risulti appassionante per chi legge!).
Cominciamo!
Possiamo sintetizzare il processo di cambiamento del tuo personaggio in tre fasi, corrispondenti ai diversi “punti di svolta” della storia.
Primo atto: Il protagonista mostra il suo difetto fatale (anche se all’inizio, lo ricordiamo, può apparire come un tratto caratteriale positivo o neutro).
Secondo atto: il protagonista affronta una serie di sfide e ha un momento di illuminazione: il cambiamento però è ancora immaturo, i modi di fare goffi e spesso ricade nel suo difetto fatale. L’esperienza di morte gli rende definitivamente chiara la necessità del cambiamento.
Terzo atto: è il momento in cui la trasformazione diventa “definitiva”, ma questo non può avvenire immediatamente: c’è prima bisogno di un’ultima fase precedente che apra le porte al reale ed effettivo cambiamento.
Primo atto: Il protagonista mostra il suo difetto fatale (anche se all’inizio, lo ricordiamo, può apparire come un tratto caratteriale positivo o neutro).
Secondo atto: il protagonista affronta una serie di sfide e ha un momento di illuminazione: il cambiamento però è ancora immaturo, i modi di fare goffi e spesso ricade nel suo difetto fatale. L’esperienza di morte gli rende definitivamente chiara la necessità del cambiamento.
Terzo atto: è il momento in cui la trasformazione diventa “definitiva”, ma questo non può avvenire immediatamente: c’è prima bisogno di un’ultima fase precedente che apra le porte al reale ed effettivo cambiamento.
Le fasi che compongono il terzo atto:
La discesa
Il climax
Il ritorno con l’elisir e il nuovo ultimo rifugio
La discesa

Da ricordare – La discesa
Si tratta di una fase di sofferenza del tuo personaggio, che si ritrova a fare i conti con il risultato della sua esperienza di morte, punto raggiunto a causa del suo difetto fatale e del suo “io” precedente, con la complicità di un cambiamento al quale non era pronto e che non ha utilizzato in maniera efficiente per risolvere il plot.
La sua identità brucia, e appunto soffre, come un uomo dato alle fiamme.
La sua identità brucia, e appunto soffre, come un uomo dato alle fiamme.
Spieghiamo meglio questa fase così affascinante.
Se hai seguito tutte le indicazioni fin dall’inizio, molto probabilmente ti trovi in una situazione delicata: conosci l’eroe come tuo fratello e il tuo migliore amico e il secondo turning point l’ha ridotto davvero ai minimi termini.
Dara Marks, nel suo “Arco di trasformazione del personaggio”, ci avverte: non soccorrete il vostro eroe.
Ce la deve fare da solo, deve scendere nella tana del lupo, sconfiggere il suo orco interiore: deve avere a che fare con la parte più oscura di se stesso, l’antagonista, il male (qualsiasi forma essa abbia). Quella entità, insomma, che minaccia di portargli via la posta in gioco.
Per questo, il terzo atto è la sfida più grande in assoluto che il vostro eroe dovrà affrontare.
Dara Marks, nel suo “Arco di trasformazione del personaggio”, ci avverte: non soccorrete il vostro eroe.
Ce la deve fare da solo, deve scendere nella tana del lupo, sconfiggere il suo orco interiore: deve avere a che fare con la parte più oscura di se stesso, l’antagonista, il male (qualsiasi forma essa abbia). Quella entità, insomma, che minaccia di portargli via la posta in gioco.
Per questo, il terzo atto è la sfida più grande in assoluto che il vostro eroe dovrà affrontare.
Non esiste, al contrario che nell’atto precedente, il sostegno dei suoi alleati pronti a salvarlo.
Non c’è nessuno che può portare a termine questo compito se non lui stesso.
In qualche modo, il suo “vecchio io” ha fallito la missione e il protagonista ha una sorta di collasso nella sua identità. Soffre, prova dolore, solitudine e vergogna e spesso, in questa prima fase di caduta, ricade nei suoi aspetti precedenti più negativi, anche se nel suo intimo ormai sa quello che si rende necessario.
Non c’è nessuno che può portare a termine questo compito se non lui stesso.
In qualche modo, il suo “vecchio io” ha fallito la missione e il protagonista ha una sorta di collasso nella sua identità. Soffre, prova dolore, solitudine e vergogna e spesso, in questa prima fase di caduta, ricade nei suoi aspetti precedenti più negativi, anche se nel suo intimo ormai sa quello che si rende necessario.
Rimane sempre inteso che, come tutto il resto, questa fase dipende dalla profondità emotiva e umana del tuo romanzo.
Per esempio, se scrivi un romanzo di formazione, dove un tossicodipendente lotta per sbarazzarsi della sua dipendenza, l’esperienza di morte potrebbe essere un’overdose mancata per un soffio (Trainspotting) e la fase di caduta il luogo dove prendono vita le sue crisi d’astinenza.
Soffre, sta male fisicamente, ma soprattutto dentro di sé. Le allucinazioni sono ancora più terribili dello stesso dolore fisico, riportano davanti ai suoi occhi le vittime che ha influenzato con i suoi comportamenti distruttivi e per le quali è direttamente o indirettamente responsabile.
Per esempio, se scrivi un romanzo di formazione, dove un tossicodipendente lotta per sbarazzarsi della sua dipendenza, l’esperienza di morte potrebbe essere un’overdose mancata per un soffio (Trainspotting) e la fase di caduta il luogo dove prendono vita le sue crisi d’astinenza.
Soffre, sta male fisicamente, ma soprattutto dentro di sé. Le allucinazioni sono ancora più terribili dello stesso dolore fisico, riportano davanti ai suoi occhi le vittime che ha influenzato con i suoi comportamenti distruttivi e per le quali è direttamente o indirettamente responsabile.
Ecco che per un romanzo o film del genere, la profondità della caduta prima del rinnovamento finale è profondo e spirituale: solo attraverso questa landa di dolore e devastazione, il veleno uscirà dal suo corpo.
In un romanzo d’avventura, la fase di caduta potrebbe essere legato ad altri aspetti più “leggeri”, ma non per questo meno importanti per la natura umana: in “Indiana Jones e l’ultima crociata”, dopo un intero film a cercare il sacro Graal, Indiana capisce che quel manufatto, per quanto d’importanza storica inaudita, non potrà mai valere quanto la vita di Elsa e la sua stessa esistenza. Il terreno frana sotto i suoi piedi: la sconfitta è vicina quanto mai.
I misteri sacri non possono superare il confine dei morti.
In un romanzo d’avventura, la fase di caduta potrebbe essere legato ad altri aspetti più “leggeri”, ma non per questo meno importanti per la natura umana: in “Indiana Jones e l’ultima crociata”, dopo un intero film a cercare il sacro Graal, Indiana capisce che quel manufatto, per quanto d’importanza storica inaudita, non potrà mai valere quanto la vita di Elsa e la sua stessa esistenza. Il terreno frana sotto i suoi piedi: la sconfitta è vicina quanto mai.
I misteri sacri non possono superare il confine dei morti.
Come abbiamo già anticipato, Bruce Wayne/Batman con la sua casa in fiamme viene rimesso in piedi dal suo alleato Alfred. La sua sofferenza lo porta a diventare “l’eroe che non meritiamo ma del quale tutti abbiamo bisogno”: il passato dato alle fiamme a causa di tutto ciò che è stato in precedenza lo fa soffrire e l’eroe tocca un punto basso mai raggiunto in precedenza.
“Che cosa ho fatto, Alfred? Quello che la mia famiglia, che mio padre aveva costruito […] Io volevo salvare Gotham, ma ho fallito…”
Come vedi, tutto dipende dalla natura della tua storia.
Riprendendo gli esempi appena fatti, salta all’occhio anche un altro aspetto: non esiste momento in cui la posta in gioco è più a rischio, e infatti qui si delinea in maniera chiara e definitiva un aspetto fondamentale della tua storia. L’arco tragico o l’arco eroico.
“Che cosa ho fatto, Alfred? Quello che la mia famiglia, che mio padre aveva costruito […] Io volevo salvare Gotham, ma ho fallito…”
Come vedi, tutto dipende dalla natura della tua storia.
Riprendendo gli esempi appena fatti, salta all’occhio anche un altro aspetto: non esiste momento in cui la posta in gioco è più a rischio, e infatti qui si delinea in maniera chiara e definitiva un aspetto fondamentale della tua storia. L’arco tragico o l’arco eroico.
Arco tragico
Dopo il midpoint, il momento di illuminazione è l’accentuazione ancora maggiore del suo difetto fatale; l’eroe non riesce a risollevarsi dal dolore e non trova il coraggio di combattere con il suo “nuovo io”.
Il suo destino è quello di perdere ed essere inghiottito dalle fauci dell’orco, e il momento di caduta drammatizza il momento in cui tutto questo avverrà.
Arco eroico
In un arco eroico accade l’opposto: il protagonista prende in mano la sua nuova vita e si presenta davanti all’ombra per combattere e vincere la posta in gioco.
Dopo il midpoint, il momento di illuminazione è l’accentuazione ancora maggiore del suo difetto fatale; l’eroe non riesce a risollevarsi dal dolore e non trova il coraggio di combattere con il suo “nuovo io”.
Il suo destino è quello di perdere ed essere inghiottito dalle fauci dell’orco, e il momento di caduta drammatizza il momento in cui tutto questo avverrà.
Arco eroico
In un arco eroico accade l’opposto: il protagonista prende in mano la sua nuova vita e si presenta davanti all’ombra per combattere e vincere la posta in gioco.
Lo ripetiamo: è consigliabile che il momento di cambiamento esista per entrambi gli scenari, altrimenti l’intero arco non avrebbe senso.
La sconfitta o il trionfo è una scelta del personaggio, non una serie di avvenimenti che lo costringono a prendere una parte piuttosto che l’altra.
Nel film “Il padrino”, Michael Corleone decide di uccidere il cognato Carlo Rizzi, e sceglie la strada che lo porta dentro alle logiche mafiose della famiglia, fino a diventarne il nuovo padrino. Ha venduto l’anima alla sua parte più oscura e i capofamiglia baciano la sua mano insanguinata: è diventato un carnefice. Questo è un arco tragico: il personaggio perde la posta in gioco e diventa lui stesso l’ombra, l’antagonista.
La sconfitta o il trionfo è una scelta del personaggio, non una serie di avvenimenti che lo costringono a prendere una parte piuttosto che l’altra.
Nel film “Il padrino”, Michael Corleone decide di uccidere il cognato Carlo Rizzi, e sceglie la strada che lo porta dentro alle logiche mafiose della famiglia, fino a diventarne il nuovo padrino. Ha venduto l’anima alla sua parte più oscura e i capofamiglia baciano la sua mano insanguinata: è diventato un carnefice. Questo è un arco tragico: il personaggio perde la posta in gioco e diventa lui stesso l’ombra, l’antagonista.
Aragorn, davanti alle porte di Mordor che si aprono, guarda l’occhio infuocato. Ne è attratto, ma, diversamente dal suo predecessore nella backstory, riesce a trovare la forza e lottare per il bene: si gira verso il suo piccolo esercito circondato dal nemico, alza la spada e grida: “Per Frodo!”.
Anche questa è una scelta.
Abbiamo già parlato molte volte del fatto che il plot esterno viene risolto (o meno) dal protagonista grazie al suo cambiamento interno, cioè l’aver preso coscienza del suo difetto fatale durante l’arco della storia e averlo sconfitto (o meno).
Anche in questi esempi, vediamo che il risultato di ciò che avviene nel plot è un movimento dall’interno (del protagonista) verso l’esterno.
Anche questa è una scelta.
Abbiamo già parlato molte volte del fatto che il plot esterno viene risolto (o meno) dal protagonista grazie al suo cambiamento interno, cioè l’aver preso coscienza del suo difetto fatale durante l’arco della storia e averlo sconfitto (o meno).
Anche in questi esempi, vediamo che il risultato di ciò che avviene nel plot è un movimento dall’interno (del protagonista) verso l’esterno.
Michael Corleone ne “Il padrino” sembra destinato alla vita mafiosa, dopo tutti i suoi atti violenti, ma si tratta di un’illusione: sono state le sue scelte a condurlo a quella vita, scelte prese attivamente e coscientemente.
Neil, ne “L’attimo fuggente”, decide di suicidarsi. Potrebbe combattere il suo difetto fatale, lottare per il suo futuro: nessuno potrebbe realmente fermarlo, se non se stesso.
Anche in un arco tragico, dunque, il movimento del personaggio non è statico, ma il risultato è frutto di scelte e azioni. La scelta che porta a un arco tragico è la trasformazione del protagonista nella sua “ombra”.
Neil, ne “L’attimo fuggente”, decide di suicidarsi. Potrebbe combattere il suo difetto fatale, lottare per il suo futuro: nessuno potrebbe realmente fermarlo, se non se stesso.
Anche in un arco tragico, dunque, il movimento del personaggio non è statico, ma il risultato è frutto di scelte e azioni. La scelta che porta a un arco tragico è la trasformazione del protagonista nella sua “ombra”.
È importante anche sottolineare un concetto fondamentale: non sempre un “arco eroico” corrisponde a un “protagonista lucente” e viceversa.
Facciamo un esempio su un arco tragico: nel film “Scarface” non c’è nulla che faccia presagire a un cambiamento “lucente” (cioè uno spostamento da polo “negativo” a “positivo”): il protagonista è un criminale violento.
Tuttavia, nel linguaggio specifico non è un “infame”, cioè un uomo che non rispetta la parola data. Non è, insomma, uno “scarafaggio”.
Tuttavia, la fame di denaro, potere e soldi portano vizi e droga: saranno proprio questi a fargli commettere l’errore di diventare proprio ciò che ha sempre odiato, uno “scarface”, un uomo che non rispetta la sua parola. Per assurdo, un arco eroico sarebbe stato un Tony Montana rispettoso della parola presa: un criminale onesto con gli altri criminali, un uomo che riesce a delinquere senza farsi inghiottire dal turbine del vizio e della tossicodipendenza.
Facciamo un esempio su un arco tragico: nel film “Scarface” non c’è nulla che faccia presagire a un cambiamento “lucente” (cioè uno spostamento da polo “negativo” a “positivo”): il protagonista è un criminale violento.
Tuttavia, nel linguaggio specifico non è un “infame”, cioè un uomo che non rispetta la parola data. Non è, insomma, uno “scarafaggio”.
Tuttavia, la fame di denaro, potere e soldi portano vizi e droga: saranno proprio questi a fargli commettere l’errore di diventare proprio ciò che ha sempre odiato, uno “scarface”, un uomo che non rispetta la sua parola. Per assurdo, un arco eroico sarebbe stato un Tony Montana rispettoso della parola presa: un criminale onesto con gli altri criminali, un uomo che riesce a delinquere senza farsi inghiottire dal turbine del vizio e della tossicodipendenza.
Anche questo arco di trasformazione (e il suo definitivo momento di cambiamento) è il risultato di una scelta attiva del protagonista.
Nulla quindi è passivo, tutto si muove, nel male e nel bene, nella vittoria o nella sconfitta, in qualsiasi modo questi elementi sono polarizzati.
Un altro punto da sottolineare sul momento di cambiamento è che si può posizionare prima, durante o dopo il climax, a seconda dell’esigenza della tua storia e del tuo protagonista.
Nulla quindi è passivo, tutto si muove, nel male e nel bene, nella vittoria o nella sconfitta, in qualsiasi modo questi elementi sono polarizzati.
Un altro punto da sottolineare sul momento di cambiamento è che si può posizionare prima, durante o dopo il climax, a seconda dell’esigenza della tua storia e del tuo protagonista.
Arriviamo a uno svincolo fondamentale del terzo atto: dalla fase di discesa al climax.
Non ti proponiamo di architettare la caduta in un esercizio separato dal climax stesso, questa volta, proprio per aiutarti a rendere il più omogena possibile questa fase finale del tuo romanzo.
Non ti proponiamo di architettare la caduta in un esercizio separato dal climax stesso, questa volta, proprio per aiutarti a rendere il più omogena possibile questa fase finale del tuo romanzo.
Il climax

Da ricordare – Il climax
L’ultima battaglia con il nemico, che l’eroe affronta con la sua nuova identità, rinsaldata dagli avvenimenti accaduti durante la caduta.
Il definitivo momento di trasformazione può avvenire:
1- Prima dell’ultima battaglia
2- Dopo la battaglia
Il definitivo momento di trasformazione può avvenire:
1- Prima dell’ultima battaglia
2- Dopo la battaglia
Vediamo come.
Il climax rappresenta l’ultima battaglia: l’io del protagonista si è rinnovato e uccidendo l’antagonista, la sua stessa ombra più oscura, la conquista diventa definitiva, così come il trionfo dell’eroe.
La battaglia deve essere senza esclusione di colpi, deve lasciare con il fiato sospeso fino alla fine.
Frodo e Sam raggiungono il Monte Fato e Frodo lotta con Gollum. Nota: Frodo non vuole distruggere l’anello, ma esserne il proprietario: è la lotta con la sua ombra. Dice a Sam: “L’anello è mio!”, nonostante tutte le sofferenze che gli ha procurato. In questo caso, il definitivo momento di trasformazione è situato dopo il climax.
La battaglia deve essere senza esclusione di colpi, deve lasciare con il fiato sospeso fino alla fine.
Frodo e Sam raggiungono il Monte Fato e Frodo lotta con Gollum. Nota: Frodo non vuole distruggere l’anello, ma esserne il proprietario: è la lotta con la sua ombra. Dice a Sam: “L’anello è mio!”, nonostante tutte le sofferenze che gli ha procurato. In questo caso, il definitivo momento di trasformazione è situato dopo il climax.
Ne “Il silenzio degli innocenti” l’agente Starling trova Buffalo Bill e lo uccide.
Neo comprende di essere l’Eletto e sconfigge l’agente Smith. In questo caso, il momento di trasformazione avviene prima del climax, subito dopo l’esperienza di morte.
Quando l’agente Smith gli spara e lui dice “no”, poco prima di fermare i proiettili con la mano, è già consapevole di essere l’Eletto. Per questo con sicurezza alza la mano e ferma i proiettili.
Ne “Il Re Leone”, Simba lotta contro Scar per riprendersi il suo posto nel mondo: il Re delle Terre del Branco.
Neo comprende di essere l’Eletto e sconfigge l’agente Smith. In questo caso, il momento di trasformazione avviene prima del climax, subito dopo l’esperienza di morte.
Quando l’agente Smith gli spara e lui dice “no”, poco prima di fermare i proiettili con la mano, è già consapevole di essere l’Eletto. Per questo con sicurezza alza la mano e ferma i proiettili.
Ne “Il Re Leone”, Simba lotta contro Scar per riprendersi il suo posto nel mondo: il Re delle Terre del Branco.
Più raramente il momento di cambiamento definitivo avviene durante il climax.
Solo nella lotta, l’eroe accetta la sua intuizione avvenuta durante il momento di illuminazione precedente, e decide, alla soglia della sconfitta, di utilizzarla per salvare se stesso, la sua compagnia o il mondo.
Sul climax torneremo nelle ultime lezioni del Forgiastorie. Esso, infatti, è strettamente collegato a un elemento molto importante che verrà trattato nelle prossime lezioni: la premessa della tua storia.
Solo nella lotta, l’eroe accetta la sua intuizione avvenuta durante il momento di illuminazione precedente, e decide, alla soglia della sconfitta, di utilizzarla per salvare se stesso, la sua compagnia o il mondo.
Sul climax torneremo nelle ultime lezioni del Forgiastorie. Esso, infatti, è strettamente collegato a un elemento molto importante che verrà trattato nelle prossime lezioni: la premessa della tua storia.
Ora prova tu.
Esercizio 7.1
Architetta la discesa, il climax e il conseguente momento definitivo di trasformazione, prima o dopo la battaglia finale, a seconda delle esigenze della tua storia.
Ti ricordiamo che, se sei in difficoltà o hai bisogno di consigli, puoi prenotare una consulenza cliccando sull’apposito tasto.
Ti ricordiamo che, se sei in difficoltà o hai bisogno di consigli, puoi prenotare una consulenza cliccando sull’apposito tasto.
Il ritorno con l’elisir
Con la chiusura del terzo atto, siamo arrivati alla fine del viaggio sull’arco.
In qualche caso, soprattutto in caso di arco eroico, l’eroe esce dalla sua avventura con un “elisir”, qualcosa che ha conquistato e che può essere utile a se stesso, ai suoi alleati o all’intero mondo.
Anche la sua stessa esistenza può essere un “elisir” (Neo che continua come Eletto a combattere Matrix, senza distruggerla).
In altri casi si tratta di un oggetto malefico e minaccioso distrutto e quindi la pace (indimenticabile il ritorno degli Hobbit nel loro villaggio in alta armatura).
Altre volte, il protagonista muore: in questo caso non esiste ritorno, ma in caso di arco eroico c’è il proseguimento del suo messaggio (“Braveheart, Cuore impavido”).
Di norma, in caso di archi tragici, molto spesso l’elisir è assente, in quanto il personaggio diviene l’ombra di se stesso: non ha nulla da portare a se stesso o al mondo.
In qualche caso, soprattutto in caso di arco eroico, l’eroe esce dalla sua avventura con un “elisir”, qualcosa che ha conquistato e che può essere utile a se stesso, ai suoi alleati o all’intero mondo.
Anche la sua stessa esistenza può essere un “elisir” (Neo che continua come Eletto a combattere Matrix, senza distruggerla).
In altri casi si tratta di un oggetto malefico e minaccioso distrutto e quindi la pace (indimenticabile il ritorno degli Hobbit nel loro villaggio in alta armatura).
Altre volte, il protagonista muore: in questo caso non esiste ritorno, ma in caso di arco eroico c’è il proseguimento del suo messaggio (“Braveheart, Cuore impavido”).
Di norma, in caso di archi tragici, molto spesso l’elisir è assente, in quanto il personaggio diviene l’ombra di se stesso: non ha nulla da portare a se stesso o al mondo.
È curioso pensare che questo viaggio sull’arco termini là dove è iniziato.
Uno dei primi concetti che abbiamo affrontato è che il mondo ordinario è l’ultimo rifugio dell’eroe di un arco di trasformazione precedente.
Il tuo protagonista, dunque, se sopravvissuto, si trova nella stessa posizione: deve scegliere (oppure è già) all’interno del suo nuovo ultimo rifugio.
Sta a te decidere se sarà il luogo dove vivrà per sempre oppure se il futuro lo vedrà affrontare un altro viaggio sull’arco e una nuova avventura.
Uno dei primi concetti che abbiamo affrontato è che il mondo ordinario è l’ultimo rifugio dell’eroe di un arco di trasformazione precedente.
Il tuo protagonista, dunque, se sopravvissuto, si trova nella stessa posizione: deve scegliere (oppure è già) all’interno del suo nuovo ultimo rifugio.
Sta a te decidere se sarà il luogo dove vivrà per sempre oppure se il futuro lo vedrà affrontare un altro viaggio sull’arco e una nuova avventura.
Ti facciamo i nostri complimenti: hai terminato questa parte del Forgiastorie, e l’architettura professionale dei capitoli del tuo libro si avvicina sempre di più.
Prima di passare alle ultime sessioni di questo percorso gratuito, ti invitiamo a prendere tutto ciò che hai ottenuto dal viaggio sull’arco e rileggerlo attentamente. Poni l’attenzione su questi punti:
1- La storia che stai architettando ti piace?
Se sì, vai al punto successivo, altrimenti rivedi le varie parti che la compongono e rimaneggiale in modo da arrivare a ottenerla.
Ricorda: con un editor della Via del Romanzo, dovrai passare settimane a scriverla.
Prima di passare alle ultime sessioni di questo percorso gratuito, ti invitiamo a prendere tutto ciò che hai ottenuto dal viaggio sull’arco e rileggerlo attentamente. Poni l’attenzione su questi punti:
1- La storia che stai architettando ti piace?
Se sì, vai al punto successivo, altrimenti rivedi le varie parti che la compongono e rimaneggiale in modo da arrivare a ottenerla.
Ricorda: con un editor della Via del Romanzo, dovrai passare settimane a scriverla.
2- Riprendi le fondamenta della storia che hai ottenuto nella prima parte del Forgiastorie e rileggile: tutto ti sembra armonizzato?
La storia è accordata con il difetto fatale del protagonista, i suoi desideri e la posta in gioco, oppure hai la sensazione che qualcosa sia fuori posto? Se sì, prova a sistemare quei punti in modo da armonizzarli con più efficacia.
3- La storia ha buchi logici e di trama?
Pensaci bene e, se sì, poni rimedio.
Cerca di ottenere un lavoro che ti soddisfi in pieno prima di procedere con la prossima parte del Forgiastorie: sarà di fondamentale importanza che tutto sia sistemato al meglio.
La storia è accordata con il difetto fatale del protagonista, i suoi desideri e la posta in gioco, oppure hai la sensazione che qualcosa sia fuori posto? Se sì, prova a sistemare quei punti in modo da armonizzarli con più efficacia.
3- La storia ha buchi logici e di trama?
Pensaci bene e, se sì, poni rimedio.
Cerca di ottenere un lavoro che ti soddisfi in pieno prima di procedere con la prossima parte del Forgiastorie: sarà di fondamentale importanza che tutto sia sistemato al meglio.
Ora che hai terminato l’arco di trasformazione del tuo protagonista, siamo certi che la tua storia comincia realmente a mostrarsi davanti ai tuoi occhi.
È normale tuttavia coltivare qualche dubbio o qualche “nodo” da sciogliere prima di passare oltre. La “check list” che ti abbiamo appena proposto ne evidenzia solo qualcuno.
Ti ricordiamo che alla fine del Forgiastorie ti attende la stesura affiancata dagli editor della Via del Romanzo, con la quale trasformare l’architettura in un romanzo pronto per essere presentato in casa editrice o autopubblicato.
Per poter rispettare la soglia minima di qualità richiesta, prenotare una consulenza ti darà la possibilità di chiarire ogni dubbio.
È normale tuttavia coltivare qualche dubbio o qualche “nodo” da sciogliere prima di passare oltre. La “check list” che ti abbiamo appena proposto ne evidenzia solo qualcuno.
Ti ricordiamo che alla fine del Forgiastorie ti attende la stesura affiancata dagli editor della Via del Romanzo, con la quale trasformare l’architettura in un romanzo pronto per essere presentato in casa editrice o autopubblicato.
Per poter rispettare la soglia minima di qualità richiesta, prenotare una consulenza ti darà la possibilità di chiarire ogni dubbio.
Siamo alla ricerca di autori che vengano pubblicati da case editrici o che abbiano ottime recensioni in self publishing: vuoi diventare uno di essi?
Ricorda: al contrario di ciò che si pensa, scrivere un romanzo e pubblicarlo è un’attività di team. Così come ogni atleta ha al suo fianco un bravo coach e ogni musicista dei maestri di musica, così lo scrittore ha un editor professionista.
Seleziona “prenota una consulenza” sul pulsante qui in basso. Ti aspettiamo!
Ricorda: al contrario di ciò che si pensa, scrivere un romanzo e pubblicarlo è un’attività di team. Così come ogni atleta ha al suo fianco un bravo coach e ogni musicista dei maestri di musica, così lo scrittore ha un editor professionista.
Seleziona “prenota una consulenza” sul pulsante qui in basso. Ti aspettiamo!
Nella terza e ultima parte del Forgiastorie trasformeremo tutto il tuo materiale in un romanzo pronto per essere scritto.
Ci vediamo nella prossima lezione, l’avventura non è ancora finita: un entusiasmante lavoro di finalizzazione ti aspetta!
Ci vediamo nella prossima lezione, l’avventura non è ancora finita: un entusiasmante lavoro di finalizzazione ti aspetta!
Vai alla lezione successiva ->

Bisogno di aiuto?
Prenota una consulenza!


